http://www.woundcarejournal.it/index.php/ijwc/issue/feed Italian Journal of Wound Care 2019-07-19T03:04:33+02:00 Francesca Baccino francesca.baccino@pagepress.org Open Journal Systems <p>L’<strong>Italian Journal of Wound Care</strong> è la rivista più autorevole sulla cura delle ulcere e il principale punto di riferimento della ricerca e dell’informazione clinica riguardanti la vitalità dei tessuti. Pubblicata trimestralmente, la rivista si rivolge ad un pubblico internazionale che comprende infermieri, medici e ricercatori specializzati nella gestione delle ferite e nella vitalità dei tessuti, nonché medici generici che intendano migliorare la propria pratica.</p> <p>La rivista non richiede agli Autori il pagamento dell'Article Processing Charge in quanto sostenuta da fondi istituzionali.</p> <p>Oltre a pubblicare le ultime novità e la ricerca più all’avanguardia nel settore, l'<strong>Italian Journal of Wound Care</strong> tratta anche argomenti relativi alla formazione e alle nuove terapie. La ricerca è pubblicata sotto forma di articoli originali, ricerche applicate, e casi clinici. Tutti gli articoli sono rigorosamente sottoposti alla revisione paritaria compiuta da esperti internazionali, tra cui clinici, infermieri e ricercatori.</p> http://www.woundcarejournal.it/index.php/ijwc/article/view/48 Il trattamento topico con una matrice contenente mesoglicano in associazione ad acido ialuronico nella gestione delle ulcere cutanee croniche degli arti inferiori/Topical treatment with a matrix containing mesoglycan in association with hyaluronic acid in the management of chronic skin ulcers of the lower limbs 2019-07-19T03:04:33+02:00 Rolando Tasinato rolandotasinato@libero.it Paolo Zangrande rolandotasinato@libero.it <p>Un’ulcera cutanea cronica degli arti inferiori rappresenta l’epifenomeno di varie situazioni patologiche che possono coinvolgere, a vari livelli e con diversi gradi di interessamento, i sistemi venoso, arterioso e linfatico della gamba. Recentemente sono state pubblicate numerose evidenze secondo cui i glicosaminoglicani (GAG) svolgono un ruolo importante nella riepitelizzazione delle ulcere cutanee croniche degli arti inferiori, in particolare per quanto riguarda le ulcere ad eziopatogenesi vascolare venosa o mista. In questo articolo riportiamo la nostra esperienza nel trattamento delle ulcere cutanee croniche degli arti inferiori con una metodica che prevede il <em>debridement</em> secondo il protocollo <em>TIME</em>, antisepsi con una soluzione di iodopovidone al 10% la successiva l’applicazione di una medicazione bioattiva contenente GAG e acido ialuronico. Questa metodica è stata confrontata con un’analoga metodica che prevede sempre lo stesso tipo di <em>debridement</em> e di antisepsi con soluzione di iodopovidone al 10% affiancata a una medicazione non bioattiva.</p> <p>A chronic skin ulcer in the lower limbs represents the epiphenomenon of pathologies that may involve, at various levels, the venous, arterial, lymphatic and nervous systems of the leg, which must be identified and adequately treated. Recently, there has been increasing evidence that glycosaminoglycans (GAGs) play a role in the re-epithelialization of chronic skin ulcerative wounds of the lower limbs, particularly as regards ulcers of venous and arterial vascular origin. In this paper we report our experience in the treatment of chronic skin ulcers with debridement according to the TIME Wound Bed Preparation protocol with application of a bioactive dressing containing GAGs and hyaluronic acid, compared to a technique using a standard dressing involving the cleansing of the wound with 10% povidone iodine solution.</p> 2019-06-25T10:15:16+02:00 ##submission.copyrightStatement## http://www.woundcarejournal.it/index.php/ijwc/article/view/47 Le ulcere flebostatiche recidive degli arti inferiori: analisi di un’esperienza/Recurrent venous leg ulcers: clinical analysis of an experience 2019-07-19T03:04:32+02:00 Alberto Garavello garavellalberto@gmail.com Margherita Lo Ponte garavellalberto@gmail.com Stefania Gilardi garavellalberto@gmail.com Paola Fiamma garavellalberto@gmail.com Massimo Tozzi garavellalberto@gmail.com <p>Nonostante i recenti progressi in tema di wound care, le ulcere varicose degli arti inferiori restano un problema frequente, con un alto tasso di recidiva. In questo lavoro abbiamo esaminato la storia clinica, la storia chirurgica e le patologie associate di 133 pazienti affetti da ulcera varicosa degli arti inferiori, di cui 56 da ulcera recidiva o plurirecidiva. L’analisi dei fattori di rischio potenziale per recidiva ha evidenziato come la presenza di varici recidive, una pregressa trombosi venosa profonda, problemi ortopedici, interventi ortopedici, l’obesità e un’età inferiore a 60 anni siano fattori di rischio potenziale per una recidiva dell’ulcera. La combinazione di uno più fattori di rischio assume significatività per la possibilità di una recidiva; si passa dal 22,7% in assenza di fattori di rischio al 33% per i pazienti che ne presentano due, fino al 57,5% in presenza di tre fattori di rischio e all’81,3% per quattro o più. L’ulcera varicosa richiede un follow-up stretto del paziente e una terapia elastocompressiva continua, che deve vedere una stretta collaborazione del paziente e un’attenzione specifica ai fattori di rischio.</p> <p>Despite recent advances in wound care, varicose ulcers of lower limbs remain frequent and display a high rate of recurrence. In this paper, we examined the clinical, surgical histories and associated diseases of 133 patients with venous ulcers of the lower limbs, which were recurrent in 56 cases. The analysis of potential risk factors for recurrence showed that the presence of recurrent varicose veins, a previous deep venous thrombosis, orthopedic problems, previous orthopedic procedures, obesity and age lower than 60 are potential risk factors for ulcer recurrence. Furthermore, the association of one or more risk factors increased the likelihood of relapse, from 22.7% with no risk factors to 33% with 2 risk factors, up to 57.5% with 3 risk factors, and up to 81.3% with 4 risk factors or more. Venous ulcers require close follow-up and continuous elastic compression, close collaboration by the patient and specific focus on risk factors.</p> 2019-06-25T10:36:18+02:00 ##submission.copyrightStatement## http://www.woundcarejournal.it/index.php/ijwc/article/view/50 La terapia a pressione negativa presso i reparti acuti dell’Ospedale Regionale di Mendrisio: risultati di un audit clinico/Negative pressure wound therapy in the acute care units of the Mendrisio Regional Hospital: results of a clinical audit 2019-07-19T03:04:31+02:00 Pamela Maffenini giovacestaro@gmail.com Andrea Cavicchioli giovacestaro@gmail.com Peter Moeller giovacestaro@gmail.com Giovanni Cestaro giovacestaro@gmail.com Fabrizio Fasolini giovacestaro@gmail.com Marco De Monti giovacestaro@gmail.com <p>Negli ultimi vent’anni si sono diffuse e perfezionate nella pratica clinica specifiche tecnologie per il trattamento delle ferite di difficile guarigione, come la terapia a pressione negativa (<em>negative pressure wound therapy</em>, NPWT). Tale terapia consente l’accelerazione dei tempi di guarigione di ferite inveterate e una sicura riduzione dei tempi di degenza nei pazienti ricoverati. All’interno di un reparto clinico per acuti risulta tuttavia indispensabile definire le corrette indicazioni ed il modello organizzativo che consenta di ottimizzare le risorse, ridurre gli sprechi e dare risposte tempestive ed efficaci alle persone che possono beneficiare di questo trattamento. È stata condotta un’analisi quantitativa sull’uso della metodica NPWT nei reparti acuti dell’Ospedale Beata Vergine di Mendrisio nell’anno 2017, base per la realizzazione di un <em>audit</em> clinico; i dati ottenuti sono stati rapportati alle attuali evidenze scientifiche sul tema per evidenziare allineamenti e/o scostamenti nella pratica clinica quotidiana. L’<em>audit</em> è uno strumento di Governo Clinico; utilizzare questa metodologia vuol dire favorire una migliore conoscenza da parte degli operatori sanitari delle attività cliniche e gestionali. È, infatti, un processo di revisione strutturata fra pari che ha come obiettivo quello di individuare le opportunità di miglioramento al fine di introdurle nella pratica professionale quotidiana. Gli assistiti che necessitano di medicazione NPWT hanno solitamente un grado di complessità medio-alta, richiedono quindi un <em>assessment</em> preciso ed approfondito, oltre ad una presa a carico multiprofessionale. Gli staff infermieristici necessitano di formazione specifica, consulenza medica e/o infermieristica esperta, adeguato supporto documentale ed informatico al fine di assicurare sicurezza, qualità e razionalità delle cure, outcome positivi di salute. Molti sono gli articoli scientifici e le esperienze a favore di una presa a carico infermieristica di pazienti con medicazioni complesse gestite tramite dispositivi NPWT. I presupposti affinché questo possa avvenire in sicurezza prevedono un processo definito in modo chiaro e condiviso fra professionisti sanitari ed assistiti, formazione aggiornata, documentazione corretta.</p> <p>During last twenty years, tailored technologies were spread and improved; they are aimed to support the treatment of difficult-toheal wounds, such as negative pressure wound therapy (NPWT). This type of treatment lead to promote healing process and to reduce hospital stay of patients. In an acute care setting, planning and managing these new technologies represent a key-point. We did a retrospective study about NPWT in acute care setting in Beata Vergine Regional Hospital in 2017, aimed at performing a clinical audit; the results were compared to scientific literature to detect differences in daily clinical practice. Audit is a very helpful tool for Clinical Government: this method leads to improve the management of clinical activities because the entire staff (physicians and nurses) obtains important data about care setting. Patients treated by NPWT are usually difficult to treat and need a correct assessment and a multidisciplinary approach. Consequently, fundamental aspects are represented by nursing staff education and its relationship with medical staff, data collections and computer-assisted technologies development. Significant scientific literature and clinical experience seem to recommend a nursing management of NPWT patients. This aspect is very interesting and it can be improved by specific education, adequate organization and correct data collection.</p> 2019-06-25T11:19:51+02:00 ##submission.copyrightStatement## http://www.woundcarejournal.it/index.php/ijwc/article/view/49 Applicazione della sulfadiazina argentica 1% in crema per il trattamento e la prevenzione delle infezioni nelle ulcere croniche degli arti inferiori/Use of silver sulfadiazine 1% cream for the treatment and prevention of infected chronic leg ulcers 2019-07-19T03:04:30+02:00 Francesco Giacinto drfrancesco.giacinto@gmail.com Elisabetta Giacinto drfrancesco.giacinto@gmail.com Mario Giacinto drfrancesco.giacinto@gmail.com Filomena Casciani drfrancesco.giacinto@gmail.com Domenica Ciuffoletti drfrancesco.giacinto@gmail.com <p>Il trattamento delle lesioni cutanee è complesso per la varietà delle eziologie, della presentazione della ferita, del decorso e delle elevate comorbidità associate. La risoluzione di un’eventuale infezione, che rappresenta la condizione indispensabile per la successiva guarigione della lesione, è da considerarsi l’obiettivo primario di qualsiasi intervento. Numerose sono le evidenze presenti in letteratura che attestano la superiorità di un trattamento antibiotico topico rispetto a una terapia antibiotica sistemica in presenza di una ferita infetta. È stato evidenziato come la sulfadiazina argentica 1% crema (SSD Ag 1%), un antibiotico chemioterapico topico, sia efficace nella prevenzione e cura delle lesioni cutanee acute e croniche infette e/o suscettibili di superinfezioni. Lo scopo di questo studio è quello di verificare l’efficacia della SSD nel migliorare la qualità di vita di pazienti affetti da lesioni. La ricerca è stata condotta presso l’Ambulatorio sperimentale di Vulnologia nel CAPT di Praia a Mare (ASP Cosenza, Italia); ha coinvolto 86 pazienti nell’arco di 4 mesi, trattati in parte in ambulatorio ed in parte in assistenza domiciliare, con età media di 69,6 anni, per la profilassi (50/86, 58%) o per il trattamento (36/86, 42%) di ulcere interessanti principalmente gli arti inferiori. I risultati ottenuti dall’utilizzo della SSD Ag 1% hanno evidenziato che, nei pazienti in cui il prodotto è stato applicato come trattamento, la percezione del dolore è diminuita in 18 su 24 pazienti, con un’aumentata qualità di vita valutata attraverso la <em>Visual Analogue Scale-Quality of Life Scale</em>. L’efficacia della SSD Ag 1% è stata dimostrata dai 23 casi di guarigione in 12 settimane e dai 5 casi in 4 settimane e dai 10 casi di risoluzione della sola infezione. La SSD Ag% si dimostra essere un ottimo prodotto sia per la profilassi (per prevenire l’insorgenza dell’infezione nelle ulcere a rischio) che per il trattamento dell’infezione delle ferite, coniugando efficacia e tollerabilità.</p> <p>Treating skin lesions is complex due to the variety of aetiologies, the presentation of the wound, the course of the injury and the high number of associated comorbidities. The main aim of any treatment is to resolve any infection, as this is the essential condition for the lesion to subsequently heal. There is a lot of evidence in literature that a topical antibiotic treatment is better than a systemic antibiotic therapy for infected wounds. Silver sulfadiazine 1% cream (SSD Ag 1%), a topical chemotherapy antibiotic, has been proved to be effective for the prevention and cure of acute and chronic skin lesions that are infected or susceptible to superinfection. The purpose of this study is to confirm the efficacy of SSD Ag 1%in improving the quality of life of patients with lesions. The study was conducted at the Experimental Wound Treatment Outpatients Department of the Praia a Mare Local Healthcare Centre (Cosenza Health Authority, Italy); it involved 86 patients during a 4-month period, some of whom were treated in the outpatients department and some at home, with an average age of 69.6, for prophylaxis (50/86, 58%) or to treat ulcers, primarily leg ulcers (36/86, 42%). The results of using SSD Ag 1% cream showed that for patients on whom the product was used as treatment, pain perception fell in 18 out of 24 patients, with improved quality of life assessed using the Visual Analogue Scale-Quality of Life Scale. The efficacy of SSD Ag 1% was shown by 23 cases of healing in 12 weeks and 5 cases in 4 weeks and by 10 cases of resolution of the infection only. SSD Ag 1% was shown to be an excellent product both for prophylaxis (to prevent infections in high-risk ulcers) and for treating wound infections, combining efficacy and tolerability.</p> 2019-06-27T08:56:33+02:00 ##submission.copyrightStatement##